C’è un mondo parallelo, fatto di like, video patinati e promesse accattivanti. Un mondo dove bastano tre clic per diventare ricchi, dove il successo si misura in follower e ogni consiglio sembra disinteressato ma spesso nasconde altro. È il mondo degli influencer. Un mondo che, negli ultimi anni, ha assunto un peso crescente nella vita dei consumatori, soprattutto dei più giovani.
L’Antitrust nel mese di giugno ha chiuso un’istruttoria contro sei influencer, sanzionandone due per pubblicità occulta e promesse ingannevoli. Non è una notizia qualunque. È il segnale che qualcosa sta finalmente cambiando. E che chi comunica non può più fare finta di niente.
Da tempo come Udicon denunciamo un problema semplice quanto serio: troppi contenuti promozionali vengono spacciati per consigli amichevoli. Troppi video che iniziano con un “Vi racconto la mia esperienza” finiscono per nascondere un link di affiliazione o un servizio a pagamento. E troppi utenti, magari in difficoltà economica o semplicemente in cerca di una possibilità, finiscono per fidarsi, cliccare, spendere. A volte perdere. La pubblicità non è il male. Ma va dichiarata. È una questione di rispetto. Di trasparenza e in fondo anche di onestà intellettuale. Se un influencer guadagna da un contenuto, lo deve dire chiaramente. Senza giocare sull’ambiguità. Il digitale non può essere una zona franca. Le stesse regole che valgono per gli spot in tv o per gli annunci in radio devono valere anche online. Il fatto che un contenuto sia caricato su Instagram o TikTok non lo rende automaticamente “libero” da regole.
Ecco perché, come associazione, abbiamo accolto con convinzione l’introduzione delle linee guida di Agcom, approvate oltre un anno fa. È stato un passo importante, finalmente si è riconosciuto che chi fa comunicazione commerciale, anche sui social, ha responsabilità editoriali e deve rispettare obblighi precisi. Ci siamo battuti affinché quelle norme fossero chiare, applicabili e davvero utili ai consumatori. Ed è anche grazie al lavoro delle associazioni come la nostra, che oggi possiamo contare su un quadro normativo più trasparente, con sanzioni più severe e un tavolo tecnico chiamato a vigilare e aggiornare i codici di condotta.
Serve un patto nuovo tra chi comunica e chi riceve. E questo patto si chiama fiducia. La si costruisce solo con la chiarezza. Lo capiscono bene i tanti utenti che ogni giorno si rivolgono a noi per segnalare pubblicità ingannevoli, offerte truffaldine, corsi miracolosi per diventare milionari in un weekend. A loro dobbiamo risposte concrete. Ecco perché accogliamo con favore l’intervento dell’Antitrust e chiediamo che queste azioni non restino isolate. La rete è un luogo prezioso. Ma va curata e difesa. Continueremo a vigilare, a informare, a denunciare. Perché la libertà digitale non può essere costruita sull’inganno. E perché i consumatori hanno diritto di sapere sempre se un contenuto nasce da un’idea o da un contratto pubblicitario.