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Consumi e società

Spazio ad Asperger Onlus

Redazione

Abbiamo intervistato ai microfoni di Radio Udicon, in occasione della giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, il dott. David Vagni, Dottore in Fisica e in Psicologia. Ricercatore nel settore delle Neuroscienze cognitive presso l’istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del consiglio nazionale delle ricerche. Vice presidente dell’associazione Spazio Asperger Onlus

Cosa si intende con la diagnosi di disturbo dello spettro autistico? E soprattutto, quali sono i segni e i sintomi?

La diagnosi del disturbo dello spettro autistico ha preso piede nel 2013 con l’ultimo manuale diagnostico dei disturbi mentali, è una diagnosi del disturbo del neuro sviluppo nei bambini ma anche negli adulti, ovvero una anomalia del funzionamento cerebrale, ovviamente non vi è una lesione o danno al cervello ma è un suo sviluppo anomalo. Le persone autistiche coprono l’1,2% della popolazione. Esistono diversi livelli di gravità con diverse caratteristiche, abbiamo quindi una diagnosi eterogenea. Ci sono bambini per esempio che nello spettro hanno difficoltà a parlare, sono molto chiusi e hanno cambiamenti dell’umore repentini, altri bambini hanno invece interessi particolari e parlano come un dizionario. I sintomi cadono nell’interesse di due domini; Il primo è socio comunicativo, cioè difficoltà nell’ambito emotivo, difficoltà nella comunicazione non verbale e nell’integrazione di questa con il linguaggio verbale e difficoltà nella socializzazione. Il secondo è il dominio dei comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi, dove possono essere presenti dei movimenti stereotipati e ripetitivi. I bambini hanno interessi quindi particolari e ristretti cioè si concentrano solo su un unico interesse, oltre ad avere difficoltà sensoriali che possono essere legati ad una ipersensibilità o ad una iposensibilità.

Come percepiscono, e come si approcciano alla realtà, le persone nello spettro autistico?

A livello di percezione c’è molta differenza. Per alcuni la difficoltà maggiore è l’accoglienza in campo sociale, tanto che tendono a classificarsi come una minoranza oppressa, avendo ovviamente anche difficoltà a comunicare verbalmente, altri hanno situazioni più gravi ovvero limitazioni di carattere fisico, mentale, di apprendimento o di autonomia. Ricordiamo che gli autistici non hanno uno scollamento dalla realtà ma hanno una diversa interpretazione della realtà sociale. Molte persone ipersensibili a livello sensoriale possono essere spaventati ad esempio quando devono andare in un supermercato, in alcuni di essi infatti esiste una “quiet hour”, ovvero una fascia oraria più calma con meno suoni e con luci soffuse che altrimenti potrebbero spaventare le persone autistiche. Altre persone possono avere difficoltà di funzionamento esecutivo, cioè spostare l’attenzione da una cosa all’altra, per esempio separare la figura dallo sfondo, se si trovano in mezzo ad una folla possono avere difficoltà a percepire le singole cose, si sentono quindi invasi dall’ansia. Alcuni possono avere la comprensione letteraria del linguaggio, ovvero non riescono a cogliere la sfumatura del sarcasmo e della metafora. Queste differenze della percezione sono alcuni dei motivi per cui le persone autistiche soffrono di ansia e depressione, sintomi non insiti dell’autismo ma che nascono dalla difficoltà di condividere il loro mondo con il nostro.

Quali potrebbero essere le cause scatenanti? E inoltre come possono essere diagnosticate?

Noi sappiamo che l’autismo ha una forte componente genetica, nel 10 /15% dei casi troviamo delle nuove mutazioni genetiche, un po’ come avviene per la sindrome di Down o di Williams, negli altri casi abbiamo delle variazioni comuni cioè non è solo genetico ma anche ereditario, ed è legato ad una concentrazione di tratti che si trovano anche nei genitori, che non sono nello spettro autistico, ma sono con delle caratteristiche di rigidità o di isolamento sociale. La diagnosi comunque si fa su base comportamentale, esistono dei test e delle interviste che vengono effettuate ai genitori, al personale scolastico, oltre ad esami diagnostici quali la risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma, alla fine un’equipe riassume i dati raccolti, studia gli esami effettuati ed esprime una diagnosi finale.

Come si può intervenire, per cercare di migliorare la loro qualità di vita soprattutto in ambito sociale?

Iniziamo col dire che dobbiamo imparare a difendere e rispettare la neuro diversità, anche se viviamo in una società che non è pronta ad accoglierli, possiamo agire però eseguendo con l’autistico una terapia comportamentale, evolutivo comportamentale e cognitivo comportamentale, fatta da psicologi e con il supporto di educatori, logopedisti e Neuropsicomotricisti. Non esiste un farmaco per l’autismo, esistono però farmaci per le condizioni concorrenti come l’epilessia e la depressione. A livello sociale invece l’aiuto va ai genitori, alla scuola, all’insegnante di sostegno, alle forze dell’ordine e negozianti, con lo scopo di informarli su come si può interagire con una persona autistica aiutandola a vivere una vita normale

Quali sono ad oggi, le forme di autismo che conosciamo?

Fino a 10 anni fa si tendeva a distinguere tra l’autismo classico e la sindrome di asperger, caratterizzata da un buon linguaggio e un buon livello intellettivo, e una categoria residua detta disturbo dello sviluppo non altrimenti specificato, queste categorie sono state unite all’interno dello spettro autistico. Ad oggi abbiamo un’unica categoria dove però facciamo delle distinzioni dividendo in generale un livello di funzionamento in 1, 2 e 3, ovvero con un bisogno di supporto lieve, moderato e intenso, all’interno dei due domini. Nell’ultimo manuale dell’OMS l’autismo viene suddiviso in autismo con o senza disabilità intellettiva e autismo con o senza disabilità linguistica. Esistono inoltre diversi sottogruppi, almeno un centinaio, di autismo che ovviamente non hanno ad oggi un’etichetta diagnostica.

Mag 2022

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