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Digitalizzazione della PA, a che punto siamo?

da | 6 Mar 2021 | Presidenza Nazionale

Nel suo discorso al Governo il neo Presidente Mario Draghi, ha illustrato i punti fondamentali del suo Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza, toccando temi che per molto tempo sono stati oggetti di propaganda elettorale e che, se effettivamente sviluppati, potrebbero veramente far ripartire il nostro Paese.

Tra questi merita un particolare approfondimento il tema della digitalizzazione e la modernizzazione della PA per cui sono stati previsti investimenti pari a 7,95 miliardi per il primo e 1,5 miliardi per il secondo.

Mai come in questo periodo ci siamo resi conto di quanto la digitalizzazione possa semplificare il nostro modo di vivere: le nostre cartelle cliniche accessibili direttamente online evitando delle lunghe file per il ritiro di referti, il pagamento di tributi e tasse online, la prenotazione di visite specialistiche evitando ore e ore di attesa al centralino, pensiamo a quanto tempo avremmo risparmiato soprattutto in pandemia se questi servizi fossero stati già fruibili.

Si parla di circa 7.246 Comuni che hanno richiesto di accedere al Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, più del 90% quindi, segno che da parte degli Enti c’è la volontà di avviare questo processo di modernizzazione.

Un piccolo passo avanti è stato fatto introducendo l’obbligatorietà di accesso ad alcuni siti, vedi ad esempio l’INPS, attraverso SPID, un sistema però che non solo richiede diversi passaggi per la registrazione, ma che senza una dovuta conoscenza rischia di lasciare completamente fuori la popolazione più anziana.

Per ampliare la platea di utenti digitali si è pensato anche alla Carta d’Identità Elettronica rilasciata ad oggi a 19 milioni di cittadini, non più concepita quindi come un mero documento di riconoscimento, ma uno strumento valido in tutta Europa e dai Paesi dell’area Schengen, utilizzato anche per accedere ai portali della Pubblica amministrazione. In realtà già a partire dallo scorso anno si sono registrati più di 5 milioni di accessi alla PA grazie alla CIE, la novità è che dal 1° marzo le pubbliche amministrazioni devono permettere l’accesso ai propri servizi digitali anche con la Carta d’identità elettronica.

Ovviamente tutto ciò è un processo avviato da anni, non certo merito del nuovo Governo che dovrà ora essere in grado di rispondere ad una sfida ardua, ossia quella di regolamentare il settore rendendolo al contempo sicuro. Il rischio che corriamo e sul quale va messa in atto una campagna di sensibilizzazione massiccia, è quello di affidare agli utenti uno strumento talmente tanto potente da risultare anche pericoloso. Digitalizzare sì quindi, ma investendo anche nella formazione e informazione ai cittadini e nella cybersecurity perché, se da un lato si sceglie la via della semplificazione, è pur vero che si deve fare i conti anche con attacchi informatici da parte di hacker che rischiano di rendere più vulnerabili gli utenti.

Denis Nesci